Ti capita mai di pensare che l'Universo ce l'abbia con te? Il capo è ingiusto, il partner non ti capisce, il traffico è contro di te, la sfortuna ti perseguita. Ti senti una foglia al vento, sballottata da eventi che non puoi controllare. La frase che ti risuona in testa è: "Non è colpa mia".
Avere ragione ("Non è colpa mia!") dà una strana soddisfazione momentanea. Ci fa sentire innocenti. Ma ha un prezzo altissimo: ci rende impotenti. Nel mio lavoro, incontro persone bloccate non dalle circostanze, ma dal modo in cui le raccontano. Se sei convinto che la causa dei tuoi problemi sia sempre fuori di te, allora anche la soluzione sarà sempre fuori di te. E tu resti lì, ad aspettare che qualcuno ti salvi.
Oggi voglio offrirti una chiave scomoda ma potente: smetti di chiederti "Di chi è la colpa?" e inizia a chiederti "Di chi è la responsabilità?".
Colpa contro Responsabilità: Una distinzione vitale
La colpa guarda al passato: chi ha rotto il vaso? La responsabilità guarda al futuro: chi raccoglie i cocci e decide cosa farne?
Magari non è colpa tua se ti hanno licenziato. Ma è tua responsabilità decidere come reagire: se piangere sul divano per sei mesi o aggiornare il curriculum. Magari non è colpa tua se hai avuto un'infanzia difficile. Ma è tua responsabilità, oggi, da adulto, lavorare su quelle ferite per non farle sanguinare sulle persone che ami.
Quando ho smesso di puntare il dito
Parlo per esperienza. C'è stato un tempo in cui la mia vita non andava come volevo e avevo una lista lunghissima di colpevoli: la società, la famiglia, la sfortuna. Ero arrabbiato e mi sentivo giustificato nel mio dolore. Ma ero fermo. La svolta è arrivata quando ho capito che, finché puntavo il dito fuori, stavo regalando il mio potere agli altri. Ho dovuto affrontare il demone più difficile: guardarmi allo specchio e dire "Ok, forse le carte che mi sono state date non sono le migliori. Ma la partita la gioco io". In quel momento, sono passato da Vittima a Protagonista.
3 Passi per riprendere il comando
Il Coaching Umanistico serve a risvegliare la tua capacità di agire. Ecco come si fa:
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Cambia le domande: Invece di chiedere "Perché è successo a me?" (domanda che porta solo disperazione), chiediti: "Adesso che è successo, cosa posso fare?". La prima domanda ti inchioda al problema. La seconda ti apre alle soluzioni.
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Elimina il lamento sterile: Sfoga pure la rabbia, è sano. Ma lamentarsi continuamente senza agire è tossico. Ogni volta che ti lamenti di qualcosa, aggiungi una frase finale: "e quindi ho deciso di fare...". Se non hai intenzione di fare nulla, accetta la situazione e smetti di lamentarti.
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La regola del 100%: Assumersi la responsabilità al 100% della propria vita fa paura, ma è l'unica via per la libertà. Non significa che controlli tutto, perchè non puoi controllare gli altri, ma significa che controlli al 100% la tua reazione a tutto. Nessuno può farti sentire inferiore o infelice senza il tuo consenso.
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