Hai un progetto in testa, un nuovo look che vorresti provare, o un'opinione che vorresti esprimere. Sei pronto a partire, ma poi ti blocchi. Nella tua mente si accende un maxischermo dove vedi amici, parenti, colleghi e persino sconosciuti che puntano il dito e ridono, o sussurrano: "Ma chi si crede di essere?", "Guarda quanto è cambiato", "Ha sbagliato tutto". E così, per non rischiare di essere il bersaglio, decidi di non muoverti. Ti mimetizzi.
Nel mio lavoro, vedo persone straordinarie che vivono al 20% del loro potenziale perché sono terrorizzate dal Tribunale degli Altri. Oggi voglio dirti una verità brutale ma liberatoria: le persone ti giudicheranno comunque. Se fai, ti criticheranno. Se non fai, ti criticheranno. Se cambi, parleranno. Se resti uguale, parleranno. Visto che non puoi controllare le voci degli altri, tanto vale ascoltare la tua.
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L'Effetto Riflettore: Nessuno ti guarda quanto credi
Soffriamo di quello che in psicologia si chiama "Effetto Riflettore". Siamo convinti di essere al centro dell'attenzione, come se avessimo un occhio di bue puntato addosso 24 ore su 24. La realtà? La gente è troppo impegnata a preoccuparsi della propria vita, dei propri problemi e di cosa pensano gli altri di loro, per dedicare più di 5 minuti a giudicare te. Siamo comparse nel film degli altri, non protagonisti. E questa è una bellissima notizia: sei molto più libero di quanto pensi.
Le critiche parlano di chi le fa, non di chi le riceve
Nel mio percorso, quando ho iniziato a espormi (ad esempio aprendo questo studio o scrivendo questi articoli), ho avuto paura. Temevo il giudizio dei "puristi", degli ex colleghi, dei conoscenti. Poi ho capito una regola fondamentale: le critiche feroci arrivano quasi sempre da chi non sta facendo nulla. Chi è impegnato a costruire la propria felicità non ha tempo né voglia di distruggere quella degli altri. La critica spesso è solo l'eco della frustrazione di chi guarda: giudicano in te il coraggio che a loro manca.
3 Strategie per fregarsene, con eleganza
Come si diventa immuni al giudizio altrui?
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La Teoria dell'Arena (grazie a T. Roosevelt): Immagina di essere nell'Arena di Verona. Tu sei giù, sulla sabbia, a combattere per i tuoi sogni, sudato e sporco di polvere. Gli altri sono sugli spalti, comodi, a criticare come tiri di spada. La regola è: non accettare critiche da chi non è nell'arena con te. L'opinione di chi non rischia nulla vale zero. Ascolta solo chi stimi e chi si mette in gioco.
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Lo scenario peggiore: Ok, immagina che succeda. Fai quella cosa e qualcuno ti critica. Ti dicono "Sei ridicolo". E poi? Il cielo cade? Ti ammali? Perdi la casa? No. Provi un fastidio per 10 minuti e poi la vita continua. La paura della critica è un mostro che vive solo al buio; se accendi la luce, vedi che è un topolino.
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Vivi per i tuoi valori, non per il consenso: Chiediti: "Tra vent'anni, rimpiangerò di più di aver fatto questa cosa ed essere stato criticato, o di NON averla fatta per paura?". Il rimpianto è un veleno molto più amaro di una critica.
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